Chefchaouen si trova tra le montagne del Rif ed è conosciuta per gli edifici dipinti di blu e i vicoli stretti della medina. Influenze andaluse e marocchine convivono nell’architettura, dando al centro un carattere diverso rispetto alle città più grandi del Paese.
Abbiamo raggiunto Chefchaouen da Fez, a cui ho dedicato una guida separata. Le due città sono collegate da autobus pubblici, escursioni organizzate e transfer privati. Noi abbiamo scelto l’autobus: il viaggio è durato circa quattro ore, attraversando paesi e paesaggi rurali diversi.
Perché Chefchaouen è blu?
Non esiste una spiegazione unica e condivisa per il colore delle pareti. Alcune ricostruzioni lo collegano agli abitanti ebrei che si stabilirono in città, per i quali il blu richiamava il cielo e la dimensione divina. Altre interpretazioni locali sostengono che queste tonalità aiutino a mantenere freschi gli edifici o ad allontanare le zanzare. Qualunque sia l’origine, le successive mani di blu sono ormai inseparabili dall’identità di Chefchaouen.

Il modo migliore per esplorarla è camminare nella medina senza seguire un percorso rigido. Il centro è abbastanza raccolto da potersi orientare facilmente e ogni svolta introduce una combinazione diversa di scale, porte e pareti dipinte. Fermarsi una notte vale la pena: al mattino le strade sono più tranquille, iniziano le consegne e la città appare meno organizzata intorno ai visitatori giornalieri.

Fare acquisti è in genere meno frenetico rispetto alle medine delle grandi città marocchine. Si trovano tessuti e altri manufatti legati alle comunità berbere del Rif, anche se è sempre utile ricordare che non tutto ciò che viene venduto in centro è prodotto localmente.

Per fotografare Chefchaouen conviene rallentare, invece di cercare un unico punto panoramico. Porte, scalinate e piccole piazze cambiano nel corso della giornata, quando la luce attraversa le diverse sfumature di blu.




